La Biblioteca Apostolica Vaticana sposa l'open source per digitalizzare i manoscritti

Spesso il software proprietario può essere sostituito con il software libero, parliamone qui!
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janSilvo
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La Biblioteca Apostolica Vaticana sposa l'open source per digitalizzare i manoscritti

Messaggioda janSilvo » sabato 23 maggio 2015, 1:32

I formati di file open source come unica via affidabile per preservare la nostra storia nell'era digitale. Questo è quanto affermato da Luciano Ammenti, CIO della Biblioteca Apostolica Vaticana, la biblioteca che la Santa Sede ha organizzato e curato in Vaticano a partire dal Quattrocento e che possiede una delle raccolte di testi antichi e di libri rari fra le più importanti al mondo risalenti al I secolo d.C.

Luciano Ammenti ha pronunciato queste parole durante un intervento all'EMC World citando al contempo la sua esperienza per la digitalizzazione degli 82.000 manoscritti presenti nella BAV.

Data l'esigenza di trovare un formato in grado di esser letto senza problemi da qui a 50 anni, invece del comune e proprietario TIFF, non più aggiornato dal 1998, si è optato per il formato FITS, un formato di file aperto usato per le immagini scientifiche e altre immagini. È un formato molto comune in astronomia poiché permette di includere nel file informazioni come ad esempio calibrazioni fotometriche o spaziali. In più è compatibile con il 64 Bit, è 3D ready ed è regolarmente aggiornato.

Maggiori informazioni via Marco's Box e via V3.co.uk
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